Prendersi alla lettera. O quasi

I bambini piccoli, si sa, ti prendono alla lettera.
Avventurarsi nell’uso di significati traslati, espedienti retorici e sensi figurati può avere effetti tragicomici.

Per esempio.
“Nina, accompagnami a preparare la cena”
“No, io non ho fame!”
“Ma io sì!”
“No, invece no, tu non hai fame!!!”
“Invece si, ho fame… Ho talmente fame che ora mi mangio questa guanciotta…..”
“Nooooooo (pianto) così diventerò un mostro…. (pianto inconsolabile)”

Meglio usare cautela, dunque. Tuttavia da qualche settimana capita che, di tanto in tanto, anche Nina si cimenti in “giochi linguistici” che stanno in una terra di mezzo tra il senso letterale e figurato.

Per esempio.
La sento schioccare la lingua e la scopro intenta a spizzicare acqua dal bicchiere.
“Sto baciando l’acqua!” mi fa.
E sorride consapevole della bizzaria dell’affermazione.
La vedo avvicinarsi al riscaldamento accesso e poi fare il gesto di “acchiappare” manciate di aria.
“Sto mangiando il caldo!” mi fa.
E ride a crepapelle, palesemente orgogliosa della frase e dell’azione impossibile.

Dopo aver aumentato il bagaglio lessicale e padroneggiato le strutture sintattiche più articolate, siamo entrate in una fase di grande creatività linguistica: le parole sembrano sempre meno etichette da dare alle cose e sempre più strumenti per conoscere la realtà, anche attraverso la costruzione di significati e sensi non letterali. La mia piccola esploratrice linguistica si cimenta così con l’artificio retorico della  (quasi) sinestesia,  dentro e fuor di metafora, e sperimenta tra parole e messe in scena.

Illustrazione di Francesca Assirelli

A far da corollario ci sono, numerosissime, le parole inventate e di significato variabile come  faffo e lallo, due termini (non è chiaro se si tratti di sostantivi o aggettivi) di senso opposto di cui il primo esprime un valore negativo e l’altro positivo.
E ancora. Nel panorama delle sperimentazioni linguistiche, ci sono le metafore non intenzionali, che suonano tali all’orecchio adulto.
Per esempio.
“Mamma passami lo sciacquatoio!”
“Cosa tesoro??”
“Lo sciacquatoio per la pasta”

Scolapasta no,  non è una parola che ancora Nina padroneggia, ma il desiderio di giocarci le ha aguzzato l’ingegno e per farsi capire ha fatto derivare il nome della cosa dalla sua funzione, certa di trovarmi pronta a comprendere l’aggancio.

L’episodio non è dissimile da quello utilizzato  come esempio di metafora non intenzionale  da  Sergio Melogno professore di Psicologia presso Dipartimento di Pediatria e Neuropsichiatria infantile dell´Università “La Sapienza” di Roma, tra gli autori di uno studio recente sulla comprensione della metafora nei bambini autistici:

Si nota, appunto, che bambini piccoli, in tutta la fascia prescolare, tendono a ridenominare oggetti in una maniera tale che all´orecchio dell´adulto suona come “metaforica”, o comunque creativa[..].

Una bambina di 4 anni, nel vedere per la prima volta il passaverdure usato dalla mamma, dice “Un girotondo !” Evidentemente, la bambina ricategorizza l´oggetto che non conosceva in base alle caratteristiche di forma e di movimento di qualcosa che conosceva. Bisogna anche dire che la metafora poggia, strutturalmente, proprio su questi paragoni fra entità di natura eterogenea. Ha, di per sé, una natura analogica, che dalla “Poetica” di Aristotele in poi, è da sempre stata enfatizzata come forma di conoscenza. Ora, nell´esempio qui sopra, la bambina non conosceva né l´oggetto né il termine del ´oggetto, e quindi non si può pensare ad una creazione intenzionale di metafora. Invece, il bambino della stessa età, che dopo aver infilato la mano in un sacchetto vuoto, dice “è il mio guanto”, conosce entrambi gli oggetti e i nomi di questi oggetti e quindi la sua produzione ha effettivamente le caratteristiche di un “gioco verbale” intenzionale.

Cercando di approfondire il tema sviluppo della comprensione e della produzione del linguaggio figurato nei bambini sono risalita al lavoro della psicologa americana Ellen Winner.  Secondo l’autrice di The Points of Word, i bambini iniziano a sperimentare retorica e linguaggio figurato precocemente. In generale “fenomeni linguistici” come la metafora e l’ironia sono riconoscibili per l’uso inusuale e inaspettato delle parole. La più grande difficoltà dei bambini nei confronti del linguaggio figurato non è tanto il riconoscimento dell’uso inusuale, quanto la comprensione del legame che un parlante crea tra un argomento (topic) e le parole utilizzate per costruire la metafora. In altre parole, se dico ad un bambino “tua sorella è una farfallina” è probabile che percepisca una certa stranezza della frase, ma non è certo che comprenda il significato secondario della parola “farfallina” utilizzata per dire che la sorellina è graziosa e leggiadra come una farfallina, sostanzialmente perché è ancora poco esperto delle regole e dei significati condivisi nella comunità di parlanti.

Tuttavia secondo la Winner i bambini iniziano fin dai tre anni a utilizzare la metafora e il linguaggio attraverso quelle tecniche di sovraestensioni dei termini che accompagnano i giochi: ad esempio quando chiama “forbice” un pezzo delle costruzioni utilizzato per fingere di tagliare. Prestissimo, dunque, il bambini attribuisce significati traslati ai nomi e alle cose. Giocare, far finta, trasformare le cose attraverso la manipolazione, i gesti e le parole, sono azioni che  contribuiscono a creare un legame (ground) tra la realtà e il il simbolo linguistico.

Ben vengano dunque gli spropositi, i non sense  e i tenativi di estendere i significati delle parole e delle frasi in un subbuglio di senso. Anche perché il significato non letterale delle parole, la retorica e la metafora sono strumenti di conoscenza che mantengono intatta la loro funzione lungo tutto il corso della vita.

La tesi originaria di Lakoff sulla metafora concettuale fu espressa nel suo libro, scritto in collaborazione con Mark Johnson, intitolato Metafore e vita quotidiana (1980).

La metafora è stata considerata nell’ambito della tradizione scientifica occidentale come una costruzione puramente linguistica. La motivazione essenziale dell’opera di Lakoff è stata l’argomentazione che le metafore sono principalmente una costruzione concettuale, e in effetti sono centrali per lo sviluppo del pensiero. Afferma: “Il nostro ordinario sistema concettuale, nei cui termini pensiamo ed agiamo, ha una natura fondamentalmente metaforica.” Il pensiero non metaforico per Lakoff è possibile solo quando si parla della realtà puramente fisica. Per Lakoff maggiore il livello di astrazione, più strati di metafora sono richiesti per esprimerlo. La gente non si accorge di queste metafore per vari motivi. Un motivo è che alcune metafore “muoiono” e noi non ne riconosciamo più l’origine. Ad esempio, nel dibattito intellettuale, la metafora sottostante è solitamente quella della disputa come guerra:

  • Ha vinto la discussione
  • Le vostre pretese sono indifendibili
  • Ha abbattuto tutti i miei argomenti
  • Le sue critiche hanno colpito in pieno …

Per Lakoff, lo sviluppo del pensiero è stato il processo di sviluppo di metafore migliori. L’applicazione di un dominio della conoscenza ad un altro, offrendo quindi nuove percezioni e conoscenze.

(Fonte: Wikipedia)

Bibliografia

Winner E., The point of words children’s understanding of metaphor & irony (paperback), Harvard University Press, 1997

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