Scalini

Scena prima-esterno notte- In piazzetta

Nina incrocia una quasi coetanea (18 mesi) su una bicicletta di plastica. Attratta dal giocattolo si precipita da lei e la stordisce a chiacchiere. La bambina, imperturbabile, la lascia giochicchiare con il suo potente mezzo e la osserva ascoltandola sproloquiare circa la proprietà (questa bicicletta è mia). Risponde con lo  sguardo: “Chiacchiera quanto vuoi, tanto la bicicletta non è tua”

Meno imperturbabile la madre rimarca: “Ma senti questa piccolina quanto parla e come parla bene! Questa qui dice a malapena mamma, ma quanti mesi ha…? Ah… ma non sei molto più grande di E. … e quando ha cominciato a parlare? Davvero così presto? Comunque io credo che alcuni bambini imparino tardi a parlare perché la madre li capisce al volo e soddisfa tutti i loro desideri (sic).”

Ribatto attingendo al frasario tipico dei convenevoli mammeschi: “Ah ma i bambini son tutti diversi. Lei, per esempio, non fa ancora uno scalino da sola, è un po’ patatona.”

Due mamme che parlano come se le loro figlie non fossero lì ad ascoltarle.

Scena 2- Interno Notte – A casa

E invece le bambine le ascoltano. Nel monolocale in affitto per le vacanze ci sono due scalini che separano il cucinotto dallo spazio giorno. Appena rientriamo, Nina chiede al papà di sedercisi e si mette alla prova. Vuole salire. Da sola.

“Scusa tesoro, mamma ha detto quella cosa sugli scalini per non fare restare male la signora, la mamma della bimba sulla bici” le dico.
“Io parlo” ribatte lei, lievemente seccata.

E io sono una stronza.