Questa è una porta…

Sleeping beauty di Vitali (su Picturebook.com)

… anche se è una finestra, lo sportello di un mobile, un cancello o un buco spazio temporale. Qualunque cosa separi due ambienti, per la Nina, è pur sempre una porta. Poco importa, per il momento,  se i significati non sono propriamente quelli il lessico del design o dell’architettura. Il concetto è: se crea un di qua e un di là, un dentro ed un fuori, si tratta inequivocabilmente di una porta.

Oppure. Una cosa che non è a temperatura ambiente brucia. Che sia uscita dal forno come una pizza filante o sia stata presa dal congelatore, brucia sempre. Anche se ogni tanto la colazione ci offre materiale per il confronto tra caldo (la tazzina di caffè della mamma) e freddo (lo yogurt di Nina),  se una cosa è molto calda o molto fredda al punto di creare fastidio allora brucia.

 

Esempi precoci dei concetti spontanei rilevati di Vygotskij?  Non lo so.  So che mi sembrano idee che si formano nell’ascolto e nell’osservazione,  parole ed esperienze e che, con l’andar del tempo, convergeranno su significati socializzati.  

Troppo spesso, forse affidandosi alle teorie più tradizionali della psicologia dello sviluppo oppure al “sentire comune” si pensa che i  bambini si confrontino con i concetti molto più avanti con l’età, alla scuola dell’infanzia o addirittura alle elementari.  Ma forse quella è solo l’età in cui i piccoli iniziano a comprendere e ad utilizzare quei concetti che appartengono ad una cultura, intesa nel senso più ampio del termine.  

Una certa forza vitale del determinismo linguistico, anche nella divulgazione scientifica, non aiuta a “scomodare” i concetti per le parole buffe e gli usi bizzarri del linguaggio che si fanno quando si ha 18 mesi o poco più.  Ma  osservando la mia bambina che impara a parlare, mi sembra che  i piccolissimi non solo siano perfettamente  in grado di elaborare delle idee ma che abbiamo addirittura bisogno di costruire delle astrazioni per comprendere la realtà e trasformarle in parola per vedere se funzionano. Così, azzardando, mi verrebbe da dire che se il linguaggio modella gli schemi mentali con cui si interpreta la realtà lo fa anche quando è un linguaggio in progress o meglio, mentre si apprende una lingua, anche se la prima.