Le bugie hanno le gambe paffutelle

Manca ancora qualche mese ai quattro anni e siamo già alle prese con la sofisticata arte della giustificazione scolastica. In un solo giorno Nina ha elaborato un piccolo campionario di scuse per non andare a scuola

Illustrazione dal blog Un paese incantato

Il grande classico

“Mamma, domani non voglio andare  a scuola. Sto male. Mi fanno male le orecchie e anche un po’ la pancia”

La contestazione pedagogica

“Mamma, domani non vado a scuola, tanto non ci sono cose importanti da fare”
“Scusa, quali sarebbero le cose importanti?”
“Quelle in movimento. Da fermi si fanno cose troppo serie”

Il tentativo disperato

“Mamma, domani non vado a scuola perché ci fanno lavare i piatti dei bambini grandi con il detersivo velenoso”
“Davvero? Allora domani ne parlo con la maestra”
“No, dai, mi sa che forse non è vero”

Per quanto buffe e improbabili fossero le scuse di Nina, scoprire  i sintomi, anche leggeri, del “mal di scuola” genera un po’ d’ansia.
Per fortuna abbiamo appurato, chiacchierando un po’, che l’insolita riluttanza ad andare a scuola era dovuta ad un litigio con uno degli amici del cuore.

Ma, a proposito di mal di scuola e giustificazioni, scrive Frank McCourt, professore e scrittore:

“Il cassetto era pieno di esempio del genio nazionale mai citati né in musica né in letteratura né in studi accademici. Come avevo fatto a trascurare quei gioielli di inventiva, fantasia, creatività, santarellismo, autocommiserazione, problemi familiari, caldaie esplose, soffitti crollati, incendi che radono al suolo interi isolati, poppanti e animali che fanno pipì sui compiti, parti inattesi, attacchi di cuore, ictus, aborti spontanei, rapine a mano armata? Quello era il meglio della prosa scolastica america: cruda, concreta, incalzante, lucida, breve e menzognera” (Ehi, prof!, Adelphi 2006)

Qui siamo agli inizi e ho l’impressione che nei prossimi anni ci sarà da divertirsi.