Befane freelance

Ah, ma com’è facile fare un regalo ad un bambino!
In fin dei conti, sono bambini.
Se sta per arrivare la Befana, cosa si aspetteranno mai? Del cioccolato, caramelle gommose, un pezzetto di carbone dolce, forse? Mah, forse non si usa più. Meglio andare sul sicuro: le calze son già pronte, rosazzure, ci vuole un attimo.
Natale? Compleanno? Quasi quasi chiedo ai genitori se il bambino vuole qualcosa di particolare. Ecco fatto. Così non spendo i soldi a vanvera.
E poi magari passo. “Guarda cosa ho io qui per te? Dai un bacino alla nonna (o allo zio, alla zia, al biscugina, alla trisavola della vecchia amica di un compagno di scuola che passa di lì).”
Ecco fatto.

E invece no, non è così facile fare un regalo ad un bambino. Fare un regalo ad un bambino è una questione complicata, richiede un’attenzione e una delicatezza che non trovano spazio nell’atto del “togliersi il pensiero”, nella cerimonia o nell’autogratificazione che spesso muovono gli adulti, benintenzionati, certo, ma superficiali e noncuranti delle conseguenze.

Mi sono resa conto di quanto il regalo sia fragile e insidioso osservando Nina, che ora ha quattro anni, durante le feste di Natale.

La letterina a Babbo Natale. Nina non voleva “scriverla” (anche se di solito le piace scribacchiare), ma soprattutto non sapeva cosa scrivere, quali cose inserire nella lista delle richieste.
La letterina era un imperativo a desiderare recepito svogliatamente. Per sua fortuna, i suoi bisogni primari sono ampiamente soddisfatti. Per sua fortuna, riceve regali: piccole cose, perché sembra apprezzarle di più. Per sua fortuna, sa giocare con quello che c’è (che non è poco). Per sua fortuna, è più interessata a giocare con le persone che con le cose.
Entro queste coordinate, lo spazio per desiderare è ristretto. E il desiderio è una specie di eco labile  dell’ultima pubblicità ascoltata, dell’ultimo giocattolo visto nelle mani dell’amica del cuore. Scompare, quasi sempre, dopo pochi minuti. Compare, a sorpresa, per metterci alla prova, come pretesto per allestire una piccola provocazione.

Non so se è così per tutti i bambini di quattro anni, ma questo modo di intendere il desiderio, per certi aspetti, ha reso Babbo Natale superfluo e poco interessante. Tanto che ad un certo punto ha chiaramente detto di non crederci, di essere certa che i regali li comprano i genitori e che arrivano lo stesso, anche se i bambini non fanno i bravi.

Ci abbiamo messo un po’ a demolire questa lettura “realista” del Natale, lucida come è lucida Nina nell’osservare il mondo che la circonda. “Rimistificare” il Natale non è stato semplice: abbiamo letto libri sul famigerato vecchio e sulle sue renne,  abbiamo nascosto accuratamente i pacchi regalo, li abbiamo incartati con carte e nastri che Nina non avesse già visto in giro.
Io ho fatto tutto questo perché sono figlia di un Natale funzionalista, razionale, logico, che mi si presentava nelle forme di un grande magazzino e di una scelta da compiere e poi pagare alla cassa. Mi spaventa che mia figlia, già abbastanza disincantata per “vocazione”, elimini già a questa età del tutto la possibilità del fantastico, dell’attesa, della magia.

In questo intento non ho calcolato gli altri adulti, quelli che fanno i regali ai bambini, ma non si prendono la briga di partecipare alla costruzione della magia, confondendo le idee. Semplicemente si presentano al bambino, babbi natale e befane freelance:
“Guarda che bel pigiamino, eh, ti piace…”
“Ho portato un pensierino al bambino, una sciocchezza, se ce l’ha già, non importa, ho conservato lo scontrino, lo cambiamo.. Che dici, ce l’hai già questo (pupazzo, macchinina, bambolina, superereo)”.
I bambini sono dei logici naturali e a quel punto, ben che vada, cercano di dare ordine alla confusione. Nina per esempio è giunta alla conclusione che, se esiste Babbo Natale (come voi dite), e se alcuni regali che ho ricevuto provengono da lui e altri invece dalla nonna, dagli zii, dai cugini di famiglia, ma nessun regalo viene da voi, allora voi due, che siete i miei genitori, non mi avete fatto neanche un regalo per Natale.

PS: Premio Peggiori, cari signori, va a quelli che accattano la calza della befana confezionata e la portano con giorni di anticipo scatenando la curiosità dei bambini e favorendo un’intossicazione alimentare. Per fortuna abbiamo scritto una lettera di scuse alla Befana, quella vera, per aver aperto la calza in anticipo e lei per questa volta ci ha perdonato portandoci biscotti e befanotti pistoiesi che, diciamolo, son meglio degli orsetti gommosi.