Esperimenti mentali di pragmatismo morale

Andando al centro estivo. Oggi in programma una lezione di Thai Box. 00

Nina: “Mamma, tu potresti mai picchiare il tuo ex-migliore amico? Cioè uno con cui  sei andata sempre d’accordo su tutto, ma che poi, a un certo punto, fa qualcosa di talmente grave che non solo non vuoi essere più sua amica, ma ti viene proprio voglia di picchiarlo?”

Mamma: “No, non lo farei, perché non si può, non si deve. Anche se capisco il sentimento di volerlo fare, perché qualche volta sono stata tanto arrabbiata da provarlo.”

Nina: “Va bene, ma tu fai finta che si possa picchiare qualcuno, che non esistano leggi o regole. Lo faresti?”

Mamma: “Non è solo una questione di leggi e regole…”

Nina: “Sì, si, ok…
Comunque, io non lo farei. Perché  se lo picchio, lui picchia me, magari qualcuno ci vede e impara a picchiare. Anzi, se la mia migliore amica mi volesse picchiare, mi farei sconfiggere.
Però forse in alcuni casi è giusto picchiare…”

Mamma: “Per esempio quando ti devi difendere?”

Nina: “Difendersi è una brutta parola.  Direi invece quando devi aiutare qualcuno che viene preso di mira. Allora prima cerchi di parlare con quello che gli dà noia, poi lo sgridi, poi lo metti in punizione e poi però se non smette che fai? Allora forse è giusto picchiarlo. Però senza che nessuno ti veda. Perché se qualcuno ti vede impara che si possono usare le botte e questo non va bene.”

Mamma: “Io non userei le botte in ogni caso, perché una cosa sbagliata resta sbagliata anche se si fa di nascosto.  Però questa cosa di non dare brutti esempi per non insegnare cose cattive mi sembra giusta. Forse si potrebbero studiare dei buoni esempi, tipo dei modi per convincere chi dà fastidio a smettere…”

Nina: “Seee, vabbè.”
[silenzio]
Nina: “Forse delle tecniche di immobilizzazione.”

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