Bravi, ma non bravissimi

Nina: “Mamma, oggi la maestra ci ha fatto assaggiare il miele. Lei vive in campagna e ha un’ape, ma un’ape sola, che si chiama Ape Pina che fa il miele. Questa settimana lo ha portato a metà dei bambini e la prossima settimana lo porta all’altra metà.
Ogni bambino ha detto una sua teoria su cos’è il miele. Per me è quello che rimane del polline. Poi abbiamo fatto i cinque sensi con il miele: gusto..m, tatto…Babbo: “Udito no…”
Nina: “Udito sì. Ci siamo avvicinati il bicchierino di carta del miele all’orecchio e non si sentiva nulla.”

Bella questa scuola. Peccato che sia una scuola tutta immaginata, tessuta attraverso piccole bugie che Nina ci racconta da due mesi, dall’inizio della prima elementare. Per caso l’ho scoperto. E le ho chiesto perché le racconta.

Lei è scoppiata a piangere.
“Mamma, le racconto perché così la scuola mi sembra più bella, almeno quando sono con te, quando sono a casa.”
Perché la scuola, per ora, bella non è. Non lo è al punto che le bugie sono barriere per confinarla fuori da casa.

“Ci brontolano sempre. Lo promettono di non brontolarci più, ma ci brontolano lo stesso, per qualunque cosa. Sono bugiarde. Mi dicono fatti i fatti tuoi. Mi dicono, ora basta, siete alla primaria. Mi scrivono brava, io mi impegno, cerco di non sbagliare niente, riguardo la scheda al contrario,  e non prendo mai bravissima, e non capisco perché. Io lo vorrei un bravissima, almeno in una materia… Ma coloro male, e quando ho finito la maestra mi obbliga a colorare, mentre gli altri finiscono. Mi dice: non si è mai vista una scheda lasciata in bianco e nero.”

E le dico che non è importante, ma purtroppo lo è. Perché basta un bravissimo, nella classe, per sperimentare a sei anni la frustrazione, anche cieca, visto che non capisci cosa hai sbagliato. E basta che i genitori ti dicano che va bene lo stesso per sancire un limite, per farti pensare che sei uno bravo, ma non bravissimo. Una trappola comunque vada, impossibile non sbagliare.

Non accetto il pensiero che anche questo sia formativo, educativo. Educativo è misurarsi con la difficoltà, ma in una scuola onesta, in cui la maestra fa la fatica di far tutti bravissimi, anziché etichettarli pagina per pagina, giorno per giorno.

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Una risposta a "Bravi, ma non bravissimi"

  1. Fr@ ottobre 25, 2017 / 6:20 am

    Rimango senza parole…Ho anch’io una classe prima…

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