Mamma, perché piove?

Arrivano presto, prestissimo, prima di quanto si possa immaginare. Le grandi domande. Quelle che  ti colgono impreparato e ti spiazzano perché non sai rispondere o perché non sai come rispondere per farsi capire da un bambino di due o tre anni. “Che cos’è la cacca?” mi chiese Nina quasi un anno fa. E ora: “Mamma, perché piove?”

Illustrazione di Oamul Lu

E lì, di fronte alla curiosità spontanea dei bambini, spesso non c’è tempo di pensare.  Si può improvvisare una spiegazione meccanicistica e  quasiscientifica, come ho tentato di fare io:
“Piove perché le nuvole ad un certo punto non ce la fanno più a trattenere l’acqua…”.

Ma il rischio è ricevere in cambio uno sguardo perplesso e una ulteriore domanda “Le nuvole bevono?”.
In alternativa si può scegliere una via a metà strada tra funzionalismo e teleologia, come fa il papà:
“Piove perché i fiori devono bere…”
Ma anche in questo caso, lo sguardo perplesso di risposta è garantito.

Perché non basta sapere “perché piove” (e sfido molti di noi adulti a recuperare una spiegazione del fenomeno che riesca a superare dignitosamente una verifica di terza elementare).
No.

Lo sguardo perplesso è dietro l’angolo e punta il dito sulla nostra capacità di rendere comprensibile ad una duenne e mezzo  quanto segue:

  Una nube è formata da miliardi di goccioline d’acqua, ciascuna delle quali è a sua volta formata da circa 550 milioni di molecole d’acqua. Queste goccioline sono il risultato dell’evaporazione dell’acqua da oceani, mari, corsi d’acqua dolce, vegetazione e suolo. Il vapore acqueo viene quindi portato verso l’alto da correnti ascendenti; salendo, l’aria si raffredda e raggiunge la saturazione. [..]
Le precipitazioni e quindi la pioggia possono avvenire però solo quando la forza peso risulterà maggiore della resistenza offerta dal moto ascendente che ha portato alla formazione della nube stessa e che tende a mantenere le goccioline in sospensione. Occorrono centinaia di milioni di goccioline di nube per formare una goccia di pioggia del diametro compreso tra 200 µm e qualche millimetro. I due principali meccanismi di formazione sono l’accrescimento per coalescenza e il processo Bergeron-Findeisen.

Vien da pensare: troppo difficile. Vien da lasciar perdere. Imparerà tutto questo dopo, quando sarà più grande, quando sarà pronto. Quando. Oppure. Esiste un modo per far comprendere anche ad un bambino così piccolo alcuni fenomeni e concetti?

In didattica una delle risposte positive a questa domanda è data con il concetto di trasposizione:

Per trasposizione didattica si intende il «lavoro che di un oggetto del sapere da insegnare fa un oggetto di insegnamento» (Chevallard, 1985, p. 39). [..]  La trasposizione didattica non è solo un processo di “designazione”, ovvero di scelta, ma di trasformazione. (vedi Capitolo 9, par. 2, pag. 169).(Cfr. La Nuova didattica – online – Editrice la Scuola, integrazione al volume di  Rivoltella, P.C., Rossi, P.G. (eds.), L’agire didattico. Manuale per l’insegnante, La Scuola, Brescia 2012)

Ossia (per i non addetti ai lavori)? Insegnare, che, di fatto è ciò che facciamo quando, come genitori, tentiamo di rispondere a queste domande, non è semplicemente “consegnare” una risposta scientifica o culturalmente recepita come conoscenza valida. Insegnare significa scegliere e trasformare una conoscenza perché sia comprensibile ad un bambino o, più in generale, al destinatario a cui ci rivolgiamo.

Dalla teoria alla pratica, per rispondere a quella fatidica domanda occorre operare una riduzione/trasformazione di parole e/o rappresentazioni di altra natura. Occorre considerare anche l’esperienza pregressa del bambino a cui si cerca di rispondere. Bambino che quasi certamente non ha idea di cosa sia la condensazione, che forse ha visto il vapore ma non sa come si chiama, che magari non ama la pioggia perché significa che non potrà andare in giardino. Occorre saper creare rappresentazioni che catturino l’attenzione, ma che portino il bambino a quella gratificazione che avviene quando arriva a pensare: Sì, ho capito! In quel caso si ha un ragionevole indizio che la nostra risposta è una buona risposta.

E tanto per avere un’idea di quelle che possono essere le esperienze pregresse mi guardo questo video, suggestivo, che però aiuta a calarsi nei panni di un bambino sotto i due anni alla scoperta della pioggia: una scoperta tutta delegata ai sensi e alle emozioni, ma che anticipa di poco il bisogno di scoprire come e perché gli eventi sono in relazione tra loro.

Kayden + Rain from Nicole Byon on Vimeo.

Perché piove: idee e risorse dalla rete

In rete esiste molto materiale didattico elaborato da specialistici, insegnanti, alunni, genitori/educatori che progettano, sperimentano e documentano attività educative con i piccoli, anche nella fascia 0-6.  Provo a selezionare alcune suggestioni.
Li propongo nell’ordine che utilizzerei io presentando prima la narrazione di una storia,  il suo montaggio e smontaggio, per poi passare all’esperimento e all’osservazione e concludere con una riflessione sulle parole “da sapere”.

Storie e video

Studiata sui libri, l’efficacia dell’apprendimento tra pari non rende l’idea. Da quando però ho sott’occhio quotidianamente e di prima mano un “soggetto da osservare” assisto a reazioni affascinate e attente di mia figlia di fronte alle “lezioni di vita” impartite dai “colleghi” del nido o dai bambini più grandi incontrati ai giardini. E allora propongo qui le varie versioni della “storia di una gocciolina” raccontate dai bambini della scuola dell’infanzia o della primaria e pubblicate nei meandri degli ambienti “social” della rete come youtube. Quella che segnalo non è la migliore o la più efficace. è l’esempio di una mediazione didattica fatta per quei bambini (gli alunni della classe che hanno contribuito a creare la narrazione) e non per un bambino standard di due anni, come accade nel caso di contenuti educativi “industriali” (libri di testo, app, video).

Ecco allora La storia di una gocciolina raccontata da una terza elementare

Non mancano, in rete, le narrazioni ben fatte da produttori professionisti di contenuti che, magari, possono “agganciare” l’attenzione dei piccoli proponendo personaggi a loro noti come i Cuccioli.

O ancora, canzoncine e filastrocche che possono essere utili con i più piccoli

Manipolazioni

Se la storia introduce personaggi (elementi) e azioni (processi), alcune rappresentazioni “manipolabili” possono essere utili per “fissare” e “scomporre”. Facile facile, il cartellone proposto da questa mamma blogger americana (Preschool Water Cycle di Journey to Josie) costruito con ritagli di immagini prese da Internet e realizzato come preparazione ad un esperimento altrettanto semplice per il quale serve solo qualche batuffolo di cotone e un po’ d’acqua colorata.

Esperimenti

Nuvole di cotone
La pioggia – Esperimento #1 @Mommydoesblog,com

Facile facile. Basta un contagocce, un cartoncino e qualche batuffolo di cotone. Si invitano i bambini a utilizzare il contagocce per raccogliere l’acqua e farla gocciolare sul primo batuffolo di cotone. Si continua finché il batuffolo non è saturo e iniziano a cadere delle gocce. Con i più grandicelli si può tenere un diario dell’esperimento invitandoli ad osservare quante volte il contagocce deve essere riempito per ottenere la precipitazione. Su Mommy Does- Elmer’s #GluenGlitter Water Cycle & Precipitation Science Investigation

Fare la pioggia

Più divertente che “sperimentale”, l’attività suggerita su I Can Teach My Child: si prende un contenitore di plastica, ad esempio un vassoio o un cestino di quelli utilizzati nei supermercati per la frutta e la verdura. Si bucherella. E si gioca a versare l’acqua. Per vedere un po’ l’effetto che fa. Adatto, secondo me, anche sotto i due anni.

La pioggia in barattolo
How does it rain su LearnPlayImage.com

Leggermente più articolato l’esperimento proposto da LearnPlayImagine.com. Si prende un barattolo di vetro vuoto e un piatto di plastica. Si riempie il barattolo di acqua bollente e il piatto con del ghiaccio. Poi si aspetta e si osserva.  Il piatto sigilla l’aria calda nel barattolo. L’abbassamento di temperatura provocato dal ghiaccio crea umidità e nel barattolo si condensano e formano le gocce di acqua. Più o meno quello che accade nell’atmosfera quando il vapore si raffredda. Un’avvertenza: perché l’esperimento funzioni, occorre che l’acqua  nel barattolo sia molto calda. L’adulto dunque deve essere sempre presente accanto al bambino mentre si svolge l’attività.

Il ciclo dell’acqua simulato

Pensato per i più grandi, ma molto divertente,  l’esperimento proposto da corkboard connections, per il quale è sufficiente contenitore da alimenti, riciclato dalla spesa, una roccia, un po’ d’erba e un foglio di alluminio su cui depositare qualche goccia d’acqua. Si compone un microambiente naturale e si lascia all’aperto sotto il sole in una giornata calda.

A scuola di esperimento

Infine, dato che “Mamma, perché piove?” è solo uno dei tanti perché che quotidianamente mi colgono impreparata, segnalo anche una tesi di laurea sul tema  Osservazione e descrizione  di fenomeni naturali nella scuola dell’infanzia:  “l’acqua, il ghiaccio, il vapore”,  che può servire da lettura introduttiva  prima di una lunga serie di esperimenti. Anche perché:

Le esperienze di laboratorio arricchiscono le conoscenze linguistiche. [..] Grazie all’aiuto dell’insegnante, i bambini imparano a poco a poco a utilizzare  – i connettori logici, analogici, spaziali e temporali per rendere conto delle relazioni tra i fenomeni;  – dei segni espliciti delle generalità (sempre, ogni volta che…) o delle condizioni  (se…allora)
– delle frasi spesso al presente ed il cui oggetto non è lo sperimentatore, ma uno dei parametri della situazione fisica (“l’acqua cambia di stato a 0°C” è differente da “si fa gelare l’acqua, si è visto che la temperatura è uguale a 0°C”)

 

In estrema sintesi, per affrontare esperimenti con bambini tra tre e sei anni (o quasi, come Nina) occorre ricordare che i bambini

  • Sono gratificati dalla possibilità di manipolare, di esercitare controllo, potere sugli oggetti
  • Non sanno ancora distinguere chiaramente cause ed effetti (e quindi è utile riprodurre gli esperimenti più volte)
  • tendono ad accettare spiegazioni semplici (ad esempio il gatto ha degli artigli per
    acchiappare i topi anziché Il gatto può acchiappare i topi  perché ha gli artigli, perché può
    saltare, ecc.
    )
  • non hanno piena padronanza dei connettori logici (e e perché sono usati indistintamente, per esempio) e hanno difficoltà a fare generalizzazioni  (ad esempio, acquisendo che una correlazione tra eventi non accade solo nella circostanza in cui è osservata, ma sempre)

Dalla tesi segnalo anche un’attività sul Colore dell’acqua, da fare in questi primi pomeriggi di calura quasi estiva. Bastano un recipiente trasparente  e… un po’ di cose che si trovano nei paraggi: un cartoncino, una maglietta, un giocattolo, qualcosa di colorato.

Si inizia chiedendo ai bambini: “Di che colore è l’acqua?” E si aspettano le loro risposte: bianca, grigia…
Ecco quello che è accaduto all’autrice della tesi:

M: Guardate l’acqua che scorre dalla bottiglia
Allora, per vedere di che colore è mettiamola nelle mani.

Ognuno si bagna le mani.

M: Le nostre mani sono bianche?
B: No

[..]

Metto il contenitore di vetro sopra diverse cose colorate e faccio vedere che l’acqua sembra
Blu come il maglione;
Giallo come il quadernone;
Rosa come il cartone;
Verde come il tavolo.

 

 

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2 thoughts on “Mamma, perché piove?

  1. jessica giugno 8, 2014 / 8:08 am

    Oggi in campagna passo il post al papà per fare esperimenti 🙂 Bellissimo grazie!

    • lp giugno 9, 2014 / 3:51 am

      Grazie!! Io ho provato l’esperimento dei batuffoli e oggi forse provo quello sul colore dell’acqua.

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