Superlativi e altri assoluti

In certe settimane mi capita di tornare tardi dal lavoro e devo dire che Nina non me ne serba rancore. Sembra aver capito ed accettato questa questione del lavoro forse meglio di me. Dopotutto, la finalità del lavoro le è chiara: i soldini (che lei finge di avere in tasca) si prendono al lavoro e poi si danno alla spesa (mercato o supermercato).
Io faccio più fatica ad accettare di sottrarle qualche ora di troppo, ma sono in una fase delicata del mio eterno precariato e cerco di far quadrare faticosamente il cerchio.

Quando torno a casa, per prima cosa le dico:

– Oggi ho parlato con tante persone, ma quella la persona con cui mi piace parlare di più sei tu

Lei ride

– E sai perché sei la persona con cui mi piace parlare di più tra tutte…? Perché tu dici cose interessanti

http://explore.noodle.org/post/55509307359/the-big-box-toni-morrisons-darkly-philosophical
Illustrazione di Giselle Potter tratta da The Big Box, romanzo filosofico per bambini della scrittrice americana Toni Morrison

E ride ancora di più, come se questa frase fosse una sorta di solletico.

Ma è proprio vero. Negli ultimi tre mesi, la  “chiacchierosità” di Nina si è trasformata da una palestra linguistica in un’universo di vissuti, significati, atteggiamenti, emozioni che hanno arricchito la comunicazione tra mamma e figlia. La relazione si è evoluta da una situazione di contatto (fisico e verbale) ad un contesto di scambio. E anche gli strafalcioni, ora, non mi appaiono interessanti solo come rivelatori del processo di apprendimento del linguaggio, ma mi toccano come espressione di ciò che Nina pensa, sente, vive.

E così raccolto solo una parte del repertorio di storie e pensieri che mi consegna.

Un argomento ricorrente nelle nostre conversazioni è l’asilo che frequenta di nuovo da tre settimane.  Dopo aver dichiarato  “l’asilo non mi piace e non mi serve” e averci intrattenuto tutta l’estate con il racconto di un fantomatico litigio con quella pare essere la sua amica del cuore, Nina è rientrata nella routine senza colpo ferire e a volte vorrebbe trattenersi a giocare anche oltre l’orario.

A casa ci racconta che Michelino, una sorta di suo protegé di qualche mese più piccolo,  “ha piangiuto, io l’ho preso in bratcio” oppure che Niccolò “mi ha spingiuto e io ho piangiuto”. Spesso ci chiede: “Dov’è Michelino?”, “Dov’è la mamma di Michelino?’, “Dov’è Michelle?” “Che sta facendo Gioia?”.  Si interessa alle vite dei compagni quando non sono più a portata di sguardo e questa è una novità. In attesa che queste curiosità siano risolte dal social network che andrà di moda fra dodici o tredici anni, io faccio da surrogato di Facebook .

Gli episodi di vita d’asilo riguardano soprattutto i contrasti per il possesso dei giochi, degli spazi, delle attenzioni delle maestre. Una competizione sfrenata e ferina, a giudicare da quanto ci racconta Nina. Nei report che ci fa sulla sua giornata non mancano mai  frasi tipo “I bimbi sono brutti, ho litigato con tutti i bimbi” oppure “I giochi dell’asilo non sono di tutti, sono mieieiei”. Qualche frase è rivelatrice di un caratterino prepotente e attaccabrighe: “Io sono la più brava di tutti i bimbi a prendere i giochi dei bimbi. All’asilo. Io sono vintissima (Io vinco)”

Al netto della confusione tra aggettivi, participi presenti e passati la  vintissima Nina mostra una certa inclinazione a variare di grado anche per esaltare le qualità o vezzeggiare: il nero è nerino o nerissimo, se il buio è buissimo anche il giorno sarà giornissimo.

Insieme agli assoluti, le domande cosmiche. La più frequente, in questi giorni, riguarda i “nomi delle cose” dei suoi stati o degli oggetti in cui si pone in relazione.

Stiamo passeggiando per strada?
– Cosa stai facendo mamma?
– Spingo il tuo passeggino
– E io che fo (toscanismo)?

La stessa conversazione si ripete in setting diversi: durante il gioco, la nanna, la preparazione dei pasti. Ma quello sulla denotazione non è l’unico esercizio di “filosofia del linguaggio” praticato dalla Nina in queste settimana. Una delle cose più interessanti di cui parla, o meglio, su cui si interroga, è la distinzione tra i nomi comuni e i nomi propri.  Credo abbia intrapreso una ricerca personale per capire la distinzione e sta raccogliendo i dati.

– Tu come ti chiami, mamma? E Michelino come si chiama? E papà come si chiama? E la mucca come si chiama? E Mianna (Marianna) come si chiama? E la casa (la città) di Mianna come si chiama? E la mia casa come si chiama?

Prima di passarle qualche dispensa sul descrittivismo, provo a spiegarglielo io. Intanto osservo la mia bambina “filosofica”*  alle prese con il linguaggio verbale.

* Con la convinzione che tutti i bambini, a quell’età, siano “filosofici” perché impegnati con imprese fondazionali su temi come conoscenza, esperienza, senso e significato. La pensava così anche il filosofo Matthew Lipman che negli anni ’70 ha ribadito la valenza educativa della ricerca filosofica come educazione al pensiero critico. Lipman è il fondatore della Philosophy for Children, un curricolo di “esercizi di pensiero” per potenziare le abilità di ragionamentom, di elaborazione dei concetti, di indagine sui problemi, di costruzione delle argomentazioni.

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2 thoughts on “Superlativi e altri assoluti

  1. Nunzietta Oscar Sofia settembre 25, 2013 / 8:27 am

    La fase della ricerca linguistica è meravigliosa! Quando i bambini iniziano ad esprimersi con piccole frasi e associazioni, scegliendo una parola al posto di un’altra, è emozionante. Cominci a capire cosa sente tuo figlio, come vive le situazioni e interagisci in un modo diverso che non è solo fisico. ❤

    • lp settembre 28, 2013 / 2:26 pm

      E’ vero. Ormai mi trovo a parlare e discutere con lei come faccio con gli adulti. Oggi passeggiavo con lei e le dicevo che avevo intenzione di fare una torta. “Prima si guarda la ricetta” mi ha detto lei.

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