Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi

Gli “strafalcioni” dei bambini che imparano a parlare suscitano tanta tenerezza, ma sono anche straordinariamente interessanti perché rivelatori della loro visione del mondo e dei loro pensieri sul linguaggio.

http://en.wikipedia.org/wiki/The_True_Story_of_the_Three_Little_Pigs,
Illustrazione tratta da The True Story of Three Little Pigs di Jon Scieszka, Lane Smith

Un paio di aneddoti recenti.

Nina qualche giorno fa giocherellava con un mio reggiseno. Ascoltavo distrattamente il suo parlottìo finché non mi sono accorta che lei chiamava il reggiseno “i coperchi”. Buffo, ma terribilmente logico. Dato che quelle cose (coppe) stanno sopra altre cose che contengono il latte della mamma e hanno la stessa funzione di quelle altre cose (i coperchi) che mi impediscono di mettere le mani nelle pentole, nei barattoli e nelle scatole per prendere quello che vi è contenuto, dunque quelle cose sono coperchi.

Ieri sera, invece, dopo un lungo viaggio di ritorno dalle vacanze, abbiamo intrattenuto una lunga conversazione su sua iniziativa. Nel corso della conversazione mi ha spiegato che le valigie sono chiuse, le vacanze sono chiuse, il mare è chiuso. Insomma, mamma, il mare, le vacanze e le valigie non sono finite (come dici tu), perché ci sono sono ancora e le cose finite non ci sono più, mamma, come il prosciutto quando finisce. Il mare e le vacanze ci sono ancora, ma sono chiuse perché per me inaccessibili, proprio come la biblioteca quando è chiusa.

Sopra,sotto e intorno al significato delle parole

Gli errori dei bambini sono il prodotto dell’evoluzione del loro sistema semantico, della capacità di nominare e comprendere i significati delle parole.  Incuriosita, ho cercato in rete qualche informazione su queste produzioni linguistiche. Alcuni accenni.

I coperchi di Nina sono un esempio sovraestensione (overextension) nell’uso di una parola. I bambini piccoli tendono a dare alle parole un significato più esteso ed inclusivo degli adulti e così capita che usino, almeno in fase iniziale, il termine cane per includere tutti gli animali a quattro zampe o  palla per nominare oggetti rotondi anche molto diversi tra loro (pietre, palloncini, uova).   La spiegazione che, al momento, viene ritenuta più plausibile per questo fenomeno tipico dell’apprendimento del linguaggio è che i bambini si basano sulle proprietà percettive degli oggetti per elaborare le loro ipotesi sul significato delle parole.

In altri casi i bambini sottostimano la portata semantica di una parola e formulano delle ipotesi restrittive sul significato sulla base della loro esperienza. Se sono abituati ad associare la parola cane ad una particolare razza, ad esempio un bassotto, è facile che possano giudicare non canino un mastino o un cane lupo.

Altri “errori” riguardano i verbi ed i termini associati alle dimensioni. Per esempio, molti bambini in età prescolare credono che la parola riempire significhi di versare invece che  “rendere pieno“. E quando si tratta di distinguere i vari aspetti della dimensione di un oggetto, come l’altezza, l’area, il volume etc., gli aggettivi piccolo e grande la fanno da padrone per un lungo periodo di tempo (fino ai cinque anni).

(da O’Grady, William, John Archibald, Mark Aronoff, and Janie Rees-Miller, eds. (2001) Contemporary Linguistics: An Introduction, 4th ed. Bedford/St. Martin’s Press, capitolo 10 William O’Grady & Sook Whan Cho, First language acquisition)

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