Tu chiamale, se vuoi…

La mia piccola, tenera furia dorme.

Ce la siamo vista brutta, questa settimana. Un banale raffreddore peggiora rapidamente e si rischia di dover finire in pediatria. Terapia d’urto a base di cortisone e aerosol: fino ad otto in un giorno. Difficili per un adulto, insopportabili per una bambina di 20 mesi.

I nervi di tutti sono a fior di pelle. Nina piange, urla. Anche cambiarle il pannolino è un’impresa.  Chiede il seno ogni 20 minuti e morde, perché arrabbiata. La rimprovero anche se non dovrei. Sta male. E io mi trascino un senso di colpa infinito per averla  sgridata  e non aver saputo rispondere in altro modo alle sue manifestazioni di difficoltà.

Le chiedo scusa decine di volte. Forse non si fa. Ma io sento che glielo devo. E penso alla vita dei genitori che hanno un bambino con una malattia grave, cronica. Penso alla loro pena e alla loro fatica.

Per noi, per fortuna, la crisi dura un paio di giorni e poi si torna alla normalità.
Nina ne esce parlando tantissimo. Sempre di più. E acquisendo il lessico delle emozioni.

Ogni tanto fa la faccia corrucciata e dice: Nina è apiata (Nina è arrabbiata). Poi Mamma, pietcio (mamma lo specchio) per vedere la sua faccia e controllare che l’espressione sia la stessa che fanno mamma e papà quando si arrabbiano perché sta facendo la monenna (monella).

A volte, Nina ide (Nina ride) perché si sta dintendo (si sta divertendo): ad esempio quando papà disegna bimbo sul vetro appannato della finestra o se giochiamo a ballare “con grazia ed eleganza”.

Nel repertorio delle emozioni ci sono le richieste di abbracci e baci: nieni mamma, abbatcini/apiatcini (Vieni mamma abbracciami), abbatcini totte totte (abbracciami forte forte). Batziamo è baciamoci: ma approfitto del suono della parola in ninese e giochiamo a strusciarci il mento invece che a darci un bacino.

A volte le parole esprimono un conflitto. L’immancabile No,mai! ora è seguito a volte da aipito? (hai capito?).   In altri casi  esprimono in maniera risoluta un’opinione: questo mi piatce e questo non mi piatce.

Ieri sera, mentre si esibiva in un lunghissimo talk show serale, abbiamo scoperto che emozioni ed affetti non sono rivolti solo alla mamma e al papà o agli altri membri della famiglia. Di punto in bianco le sentiamo dire: Anita è amita di Nina.

Nina manca dal nido da quasi una settimana. Non ne parla mai quando non deve andarci. Nelle rare occasioni in cui ha menzionato i compagni li ha sempre genericamente definiti come “mimbi”(bimbi).
A dir la verità, di Anita abbiamo sentito già parlare qualche giorno fa, quando Nina ci ha riferito un fatto: “Anita mandgiato frutta piatino di Nina“. Ma il tassello di informazione che ha aggiunto con la frase di ieri sera è mi è sembrato importantissimo. Per Nina, Anita è una mimba speciale perché è amita.

 

Illustrazione di Deborah Melmon su http://picture-book.com/

 

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