Giochi di parole

Stanno “accadendo” molte cose e molte parole nella vita di Nina e faccio fatica a tenerne traccia perché alle prese con tante scadenze.  Ad alcune mi ribello, ma non sempre posso sottrarmi. Ci attende un fine settimana piovoso dopo alcuni giorni dominati dalla fretta. Il lavoro mi ha impegnato più del solito, ci sono stati vaccini e visite di controllo, colazioni trangugiate, corse all’asilo, saluti veloci sempre tendendo stretta tra i denti la promessa di “recuperare” non il tempo, ma almeno ritmi più distesi. In questi giorni abbiamo comprato il nostro primo servito di tazzine per la bambola. Non abbiamo ancora trovato il modo di organizzare l’ora del the come si deve. Nina però ha familiarizzato con i coperci, i ciucciai, le sfioiette (forchette),  i piaatti e i piatini  nella gioco e nella realtà. In questa settimana la pappa vedde è diventata veddua, i dadidadi sono diventati occiali.  Anche i verbi si stanno facendo più articolati e interessanti da ascoltare. Quando si va tutti da qualche parte, allora andiamo, mentre se se ne va uno solo di noi, come ha fatto papà stamani, allora è andando   Parlare è una cosa seria e come tutte le cose serie è divertentissimo. Dalla gag su piedo/piede ha preso il via un gioco che si può fare anche mentre andiamo di corsa: – “Ma si dice mano o mana?” – “Mana…” – “Ma si dice papà o papò?” – “Papò!” -“Ma si dice scarpa o scarpo?” -“Scarpo!” E giù risate sbavosissime, anche perché in questi giorni stiamo sperimentando pernacchie e grugniti, per imitare il cuginetto “grande” che fa il verso del maiale. In questo sabato piovoso scopro anche che Nina ha paura dei tuoni: “tono no”, mi dice. Quando sono molto forti, piange un po’. Naturale, sta crescendo e con lei cresce la consapevolezza dei fenomeni che la circondano. Oltre ai tuoni, a Nina non piacciono le patine (mattine). Ce lo dice ogni sera prima di andare a letto, mentre la cambiamo. “Patina no, cippicippi no, patina no“. Con sottile velo di angoscia ci fa sapere che preferisce il buio e il silenzio alla luce del giorno e al canto degli uccellini. Forse perché la notte è un apiaccio (abbraccio) lunghissimo ed è profonda come un sonno tranquillo, rannicchiati nel profumo delle coccole materne. Oppure perché tenera come il piedino che papà si ritrova sempre appoggiato sulla faccia, mentre  fa da sponda sicura sul bordo del lettone. Ridiamo, sdrammatizziamo, razionalizziamo. Ma so bene perché Nina non ama le mattine: perché ci separiamo, a volte anche andando di fretta. E anche se questa separazione ha mille giustificazioni e qualche effetto positivo, lei è ancora troppo saggia e troppo seria per colmare l’assenza della mamma e del papà con le distrazioni (i doveri) che siamo obbligati a concederci.

Moon and the Stars, illustrazione di Sadhvi su pinkspool.blogspot.it
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