Travasi di omissis

Illustrazione di Carolina Espinosa (via behance.net/karodesign)

Si inventano molte cose sciocche, superflue e velletarie.
Ma nel tempo in cui le campane suonano a morto per l’empatia, la solidarietà e l’affettività, urge una macchina o una droga che permettano di trasferire sulla pelle degli adulti ottusi, vanesi, e per questo crudeli,

l’intensità dell’angoscia che prova un bambino piccolo quando è costretto a confrontarsi con situazioni che non riesce a capire, 

la profondità della tristezza che avverte quando viene ignorato, perché non c’è il tempo, non ci sono le energie oppure non c’è l’interesse a curarsi di lui,

la dimensione del dolore che lo attanaglia quando è sacrificato a cause e necessità.

Serve anche, e forse di più, un dispositivo che faccia provare ai mostri  l’entità della paura di un bambino che subisce una violenza, che riproduca sulla pelle di tutti quelli che guardano e passano l’ampiezza e la durata dell’orrore in cui resta intrappolato nel momento in cui la subisce e negli anni a venire.

Perché, evidentemente, il linguaggio non basta.

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2 thoughts on “Travasi di omissis

  1. jessica aprile 22, 2013 / 2:09 pm

    Empatia, una parola che suona antica invece a me sembra inventata oggi… Chissà che meccanismo potremmo trovare per innestarla… Un abbraccio

    • lp aprile 22, 2013 / 4:37 pm

      🙂 E’ una forma di ribellione secondo me. Ma l’ho imparato tardi, forse proprio grazie alla mia bambina che mi ha regalato nuovi sentimenti e nuove passioni.

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