Uno e mezzo

Ci siamo. Stanotte giriamo la boa dei 18 mesi. Un  anno e mezzo.

Illustrazione di Emilie Chollat, via Goodillustration.com

Da ieri la Nina è ufficialmente “una chiacchierona”: a dircelo è la coordinatrice pedagogica dell’asilo nido, che la saluta così al suo arrivo al mattino.

In effetti in questo mese abbiamo osservato alcuni cambiamenti radicali nel suo modo di esprimersi.
Sono sempre più frequenti i tentativi di formulare frasi, a volte “sensate” ( ad es. borsa piute pia papà/quella è la borsa del computer del mio papà) in altri casi solo  “prosodiche” o forse, più semplicemente, ancora fonologicamente immature per essere comprese perfino da noi genitori.

Sono comparsi i dimostrativi etto (questo) e  ello (quello), quasi esclusivamente nella funzione pronominale.  Sono spuntati pronomi ed aggettivi indefiniti, in particolare  atho/atto (altro), usato per chiederci di reiterare un comportamento o avere un nuovo oggetto dello stesso tipo (atto potto/altro biscotto). Ogni tanto compare come aggettivo indefinito, soprattutto nei contesti caratterizzati da fortissima motivazione (atta, atta tetta).

La motivazione è stata determinante per l’uso competente di  due avverbi di tempo: antoa (ancora) e mai (perfettamente scandito). Il secondo è diventato un vero e proprio rafforzativo del no, una stampella e un bastone verbale per l’affermazione di sè attraverso la negazione. I “no, mai!” e i “mai, mai, mai” ribaditi con forza ogni giorno sono ormai tantissimi, di più della nostra capacità di contarli.

Abbiamo aggiunto i vezzeggiativi (mammina) e associato il diminutivo alla caratteristica fisica della grandezza di un oggetto. Fresca fresca di ieri è la comparsa di tottino per indicare, tra il plotone di orsacchiotti che sono ai suoi comandi, il più piccolo della compagnia.

Infine, la Nina ha iniziato ad affilare le sue armi retoriche, o meglio, una certa competenza nell’arte della conversazione. Fino a poche settimane fa, quando voleva la tetta si limitava a pronunciare stentoreamente tetta, poppa, puppa. Dato che stiamo cercando di disciplinare l’uso di questo diletto, ho cominciato ad essere un po’ meno solerte nell’erogazione. Unica eccezione, il sonno: ebbene sì, sono una mamma che addormenta con la tetta e mi pare parecchio bello. Allora la Nina si è fatta furba. Ha cominciato a formulare la richiesta “in altre parole” ( nanna, mamma, nanna) con lo scopo di vincere le mie blande resistenze. Per ora ha avuto ragione lei su tutta la linea.

 

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