Il teatro del no

“Myriam saying no” Illustrazione di David Slonim (Davidslonim.com)

Siamo in pieno periodo “negazionista”. La Nina ha imparato da tempo a dire no, per principio, a qualunque cosa. Come molti bambini della sua età (Il periodo dei no, su Mammaepapa.it). Per rafforzare il concetto  ha cominciato ad utilizzare l’avverbio di tempo mai. No, mai o anche semplicemente mai sono gli strumenti linguistici di cui si avvale per ribadire la sua assoluta indisponibilità verso cose, persone e situazioni. “Colpa” mia.  Sono stata io a introdurre il mai, con un tono di voce perentorio, per scoraggiare comportamenti rischiosi come l’apertura di sportelli e cassetti proibiti, le corse incerte in prossimità degli spigoli e via dicendo. Spontaneamente, senza rifletterci troppo, le ho procurato un “dispositivo” linguistico che le consente di distinguere eventi che non devono accadere e eventi che non devono accadere ora, ma possono accadere in un altro momento. Lei ha fatto suo il concetto con grande rapidità. Anche per esprimere dissenso verso i miei “No, mai!”. Proprio in questi giorni sto assistendo all’emergere della contestazione. Al no, mai qualche volta replica  . Se buon sangue non mente, la vis polemica e il gusto dell’argomentazione non le mancheranno. Prevedo che la scoperta della potenza avversativa di invece sia dietro l’angolo.

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