Mi presento per canto, ballo e recitazione!

Basta un accenno di ritmo.  La suoneria di un cellulare.  Una sequenza di suoni vagamente armonica. Qualsiasi cosa che possa rientrare anche solo di striscio nella categoria del na-nà, che in ninese significa musica.
Basta poco per far scattare una coreografia tratta da un repertorio che si arricchisce di giorno in giorno:

  • un braccio alzato che ondeggia, ginocchia che si flettono ritmicamente (la  coreografia più antica o, se vogliamo, i fondamentali dello stile ninese)
  • testa scossa a tempo di musica, ciuffo sugli occhi e busto che  ruota leggermente (emodance )
  • gambetta alzata e braccia in alto (tentativo di arabesque)
  • giravolta con braccio alzato e camminata con testa dondolante
  • danza seduta “sul posto” con braccio alzato e ondeggiamenti del busto (che io ho ribattezzato cubismo da poltrona).

Il sabato pomeriggio, poi, le performance migliori. Mamma e papà vorrebbero cedere alla stanchezza della settimana guardano gli Amici di Maria, con il cervello spento e il corpo abbandonato al torpore, e lei invece che fa? Pensa bene di replicare prese e scivolamenti che vede sullo schermo, costringendoci ad approvisarci, a turno, porteur (Termine della danza accademica entrato in uso nel Settecento per designare il partner della ballerina, normalmente nella funzione di sostegno nelle sue esecuzioni soprattutto aeree (nel nostro caso, terrestri).

Ballerina, illustrazione di Laura Watson (Illo.com)

Ma Nina non si accontenta di fare la prima ballerina. Performer a tutto campo, ha iniziato ad intonare le prime canzoncine. Ha esordito con “Ninnao, Ninnao”, ninna nanna in sardo, a giudicare dall’intonazione e  dagli accenti. A Natale riconosceva e borbottava “Jingle Bells” in ninese, ossia con una sequenza di sillabe varie, sempre le stesse (bibubè, bibubè, bibubibubèeee). Adesso esegue  “perfettamente” piccoli pezzi di una parola o due dal ritornello di Candy Candy e Heidi e per giorni ci ha intonato la misteriosa nenia del tonno (tonno, tonno, tonno) che recentemente abbiamo scoperto essere “Giro, giro, tondo”.

Per quanto riguarda la recitazione, infine, abbiamo già scritto che Nina è una bugiarda da Oscar . Da qualche settimana siamo entrati nella fase del gioco simbolico e abbiamo osservato la Nina “mettere a nanna” l’ amina di turno (ndr. amina, in ninese,   è un nome comune di cosa che designa le bambole dall’aspetto infantile, da non confondere con le pitte, bambole dalle fattezze principesche).

Ora inizia timidamente a diversificare le attività di cura: le fa da mangiare, la pettina, la fa ballare, a volte le fa “fare i capricci”.  Così qualche giorno fa ho cominciato a chiederle “Ma allora tu sei la mamma di Amina?” e lei, solo tre o quattro di settimane fa avrebbe risposto no a qualsiasi interrogativa io avessi formulato, ha detto sì con la testa, molto convinta. Insomma, non è recitazione, ma forse un piccolo accenno di gioco di ruolo.

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