Zang Tumb Tumb

Quando ho cominciato ad annotare i progressi linguistici della Nina, mi aspettavo una certa propensione iniziale ad esprimersi per onomatopee e  rumorismi vari. Forse mi sono adoperata per far avverare questa aspettativa, credendo di facilitare il compito alla bambina. Ho fatto bene? Non lo so, ma l’ho fatto d’istinto.

Abbiamo iniziato con i versi degli animali: miau e bau, muu e piu, che ancora adesso designano gatto e cane, mucca e pulcino. Ci siamo imbattute presto, però, nel problema di natura epistemologica: “Ma il coccodrillo come fa”. E oggi, alla vigilia dei 17 mesi, abbiamo un criterio eterogeneo per denominare gli animali: per alcuni sopravvive l’associazione tra animale e verso, in altri casi, come il titto (coniglietto), l’ente (l’elefante) o laiana (la rana) abbiamo acquisito padronanza del nome.

Copertina del  Manifesto futurista Zang Tumb Tumb di Filippo Marinetti 

In qualche caso, la Nina ha creato da sola onomatopee per oggetti rumorosi: ad esempio piiii, il termometro elettronico. In altri casi, la Nina si è sforzata di imparare il nome esatto di oggetti che, nella sua esperienza, risultano oggetti “muti” o per i quali il rumore è un tratto irrilevanti:  ad esempio i piatti, che pronuncia esattamente.

Sono comparsi recentemente etcìu, memeeooo (l’automobile che sfreccia). Se rispetto a qualche mese fa Nina adesso ne apprezzi il valore retorico, non è dato sapere. 

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